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FREQUENTLY ASKED QUESTIONS

Desideriamo rispondere qui ad alcune domande ricorrenti che ci sono state poste.

Qualora desideriate farci qualche domanda, potete inviarci una una mail; provvedeermo a rispondervi il prima possibile ed aggirnare questo elenco.

D. Cosa significa “Agenda Digitale” ?
D. Quale proposta fate ?
D. Quali idee avete nel merito ?
D. Volete fare un partito dell’innovazione ?
D. Perchè non avete fatto una associazione ?
D. Siete alla ricerca di una poltrona ?
D. Chi siete ?
D. Come è nata questa iniziativa ?
D. Perché non avete scelto di pubblicare il documento su altri giornali oltre al Corriere della Sera ?
D. Perchè sul Corriere della Sera cartaceo ? Non siete paladini del digitale ?
D. Cosa farete dopo ?
D. Perchè proprio l’Agenda Digitale e non altre iniziative ?
D. Come vi coordinate ?
D. Siete professionisti del settore, ne avrete un tornaconto ?
D. Come promuovete l’appello ?
D. Cosa c’entra il brodo ?

D. Cosa significa “Agenda Digitale” ?

R. La Commissione Europea definisce Agenda Digitale la strategia per una firente economia digitale entro il 2020; indica politiche ed azioni per massimizzare il beneficio della Rivoluzione Digitale a vantaggio di tutti. Questo è il sito.
Il piano europeo include 100 azioni organiche raggruppate in 8 pilastri che sono illustrati sul sito della Commissione: Mercato unico digitale, Interoperabilità e standard, Fiducia e sicurezza, Internet ultraveloce, Ricerca ed innovazione, Miglioramento delle competenze tecnologiche, ICT per le sfide sociali, Relazioni internazionali e governance. Ogni anno ci sarà un Assemblea Plenaria (la prima avra’ luogo tra cinque mesi) dell’Agenda Digitale, nel corso della quale verranno presentati i risultati di ogni paese rispetto a una matrice di indicatori.
Altri paesi, extra unione europea si sono dati una Agenda Digitale che include insiemi simili di azioni organiche. Una breve rassegna di alcune di queste strategie si trova nella sezione risorse.
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D. Quale proposta fate ?

R. Non facciamo proposte nel merito: chiediamo che la politica ne faccia.
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D. Quali idee avete nel merito ?

R. E’ ovvio che ognuno di noi ha idee e magari ha fatto o farà proposte per proprio conto, ma è la politica che deve indicare proposte e confrontarsi. Qualcuno tra i sottoscrittori sostiene da anni che la rete fissa di telecomunicazioni deve essere una, all’ingrosso, separata dalla vendita al dettaglio. Altri sostengono esattamente l’opposto. Cosa ne pensano i partiti? Alcuni dei sottoscrittori vorrebbero maggiore forza nel combattere il file sharing, ad altri preme la riforma del copyright. Qualcuno vorrebbe finanziamenti pubblici per eliminare il digital divide, altri pensano che occorra liberare piu’ frequenze allo spettro ad uso libero. Qualcuno ama il software commerciale, qualcun altro il software FOSS. Si tratta solo di alcuni degli esempi. Tutte queste e molte altre posizioni sono portate avanti da singoli sottoscrittori da anni ed é legittimo che continuino a farlo, difendendo individualmente i propri interessi. Congiuntamente, con questo appello non facciamo proposte nel merito. Le chiediamo. Cosa ne pensa la politica ?
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D. Volete fare un partito dell’innovazione ?

R. Riteniamo che ammodernamento ed innovazione tecnologica, siano interessi basilari per ogni compagine politica. Per questo non ci poniamo alcun obiettivo di rappresentanza. Siamo “domanda” di politica, non “offerta” di politica. Non intendiamo sostituirci all’offerta politica ma spingerla a definire un chiaro e strutturato “portafoglio prodotti” sui nostri temi.
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D. Perchè non avete fatto una associazione ?

R. Non vogliamo avere altro ruolo se non quello di sensibilizzatori e catalizzatori: ci preme accelerare il processo, non intervenire in esso. Anche per questo abbiamo deciso di non costituirci in associazione: perchè non si sospettasse la creazione di una nuova rappresentanza. Chiunque può fare proposte e chiunque può discuterne. La politica ne parli e prenda posizione. Questa è la nostra richiesta.
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D. Siete alla ricerca di una poltrona ?

R. Agiamo con ferma volontà e passione, non cerchiamo poltrone. Il gruppo di volontari che manda avanti la macchina, ciascuno con le proprie competenze, è quello indicato in questa pagina in modo trasparente. Imprenditori, professionisti, manager. Ci siamo domandati inizialmente se fosse il caso di fare altre azioni come ad esempio suggerire un ministero per l’ICT come in molti paesi, ma abbiamo deciso si no, così che nessuno potesse pensare che ci fossero mire per incarichi o gestioni di portafogli. Abbiamo deciso di focalizzarci su un unico punto comunemente condiviso: chiedere l’attenzione della politica per una strategia per il digitale in Italia. Non ci pare cosa da poco.
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D. Chi siete ?

R. Siamo un gruppo di promotori, all’inizio sette persone (elencate più avanti in queste FAQ) che poi ne hanno coinvolte altre e così via. Alcune di queste collaborano attivamente (elencate nei credits sul sito), alcune hanno contribuito all’acquisto della pagina sul giornale (i nomi sulla pagina stessa), altri, semplicemente sottoscrivono l’appello.
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D. Come è nata questa iniziativa ?

R. In una cena il 2 novembre scorso (tra Andrea Di Sorte, Marco Formento, Peter Kruger, Francesco Sacco, Stefano Quintarelli, Vittorio Zambardino, Marco Zamperini) si discuteva del fatto che le proposte di provvedimenti in materia di tecnologia fossero spesso disarmoniche. Si passava dalla minaccia di chiusura di pezzi di internet a seguito di una diffamazione, al dire di voler sollecitare attenzione all’innovazione per evitare la fuga di cervelli. La rappresentazione della tecnologia offerta dai mass media è quasi sempre connotata negativamente, la politica la ignora e la teme perchè può mettere a nudo mancanze di competenze e di comprensione. Eppure il nostro futuro, se crediamo di avere le energie per un rilancio, non potrà non essere permeato dalle tecnologie digitali, come riconosciuto ed indicato anche dalla Commissione Europea. Allora, ci siamo chiesti, come portare il tema nell’agenda della politica ? Da Milano, Roma e Genova ci siamo quindi trovati il 21 novembre a Firenze per proseguire nella discussione; abbiamo iniziato a scrivere collaborativamente online dei documenti ed a chiedere ad amici e conoscenti se avessero avuto piacere di sottoscrivere una quota e se volessero aiutare nell’organizzazione.
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D. Perché non avete scelto di pubblicare il documento su altri giornali oltre al Corriere della Sera ?

R. Essendo una iniziativa fatta da privati, a titolo personale, non disponiamo di ingenti risorse: la pagina sul giornale viene pagata dai singoli sottoscritori della stessa, pro quota. Non volendo una connotazione politica nè di lobby industriale non potevamo andare su una testata che fosse politicamente o industrialmente connotata, e non avevamo i mezzi per andare su tutte. Da qui la scelta del Corriere.
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D. Perchè sul Corriere della Sera cartaceo ? Non siete paladini del digitale ?

R. Lo scopo è di sensibilizzare coloro che non vivono la Rete, dobbiamo raggiungere persone che identificano il digitale al massimo con qualche social network, per fare capire loro che il digitale nel XXI secolo è pervasivo come l’elettricità nel XXesimo. Queste persone leggono i quotidiani.
Comunque e’ online, dalla scorsa settimana, una campagna pubblicitaria con banner sui principali portali, siti e mailing list supportata pro bono da moltissimi editori e concessionarie online i cui nomi si trovano nei credits.
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D. Cosa farete dopo ?

R. Ci stanno arrivando numerosissime richieste per andare a fare interventi sul territorio, nelle università, presso associazioni di commercianti ed industriali, per andare a spiegare l’essenzialità delle tecnologie digitali nell’ammodernamento del paese. Stiamo cercando di organizzarci; siamo solo un gruppo di volontari (37 persone al momento della redazione di queste FAQ “small pieces, loosely joined”), ciascuno partecipa con il proprio tempo, secondo le proprie disponibilità. Alcuni soggetti piu’ strutturati ci hanno contattato per informarci che raccoglieranno l’invito che abbiamo fatto con questo appello. Speriamo che siano molti e qualificati. Alcuni di noi, fin da prima dell’appello sostenevano istanze specifiche che rientrano nell’ambito di alcuni dei temi che una Agenda Digitale deve includere. Entro la scadenza dell’appello potrebbero esserci iniziative successive per rilanciarlo; le valuteremo sulla base delle opportunità che ci perverranno e delle disponibilità del momento. Ad esempio siamo il 9 febbraio a Roma nell’ambito della Social Media Week.
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D. Perchè proprio l’Agenda Digitale e non altre iniziative ?

R. Le idee possono essere molte e le iniziative possono nascere da chiunque. Come gruppo abbiamo creduto opportuno sviluppare questa idea: chiedere alla politica di impegnarsi sull’Agenda Digitale perchè questa è una priorità precisa data dalla UE. Esiste una Strategia 2020 per l’Europa che prevede sette iniziative “ammiraglie”; una di queste iniziative ammiraglie è appunto l’Agenda Digitale per l’Europa, articolata in 8 “pilastri di azione” primari ognuno dei quali specifica cosa dovrebbero fare gli Stati Membri in 100 azioni (Italia inclusa). Ogni anno ci sarà un Assemblea Plenaria (la prima avrà luogo tra cinque mesi) dell’Agenda Digitale, nel corso della quale verranno presentati i risultati di ogni paese rispetto a una matrice di indicatori.
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D. Come vi coordinate ?

R. “Small pieces, loosely joined”. Molti dei 37 volontari che collaborano (al momento della redazione di queste FAQ) non si conoscono nemmeno. Con la maggioranza collaboriamo via mail (molto) e qualche conference call su cose specifiche; inoltre usiamo un gruppo su un social network per tenerci informati e distribuirci i compiti piu’ operativi, dal segnalare nuove richieste di interviste o articoli, a risolvere i problemi di visualizzazione di banner o mail, a sistemare una pagina sbagliata, e cose simili.
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D. Siete professionisti del settore, ne avrete un tornaconto ?

R. Molti di noi sono professionisti ai quali questa iniziativa non aggiunge altro. Non abbiamo mai fatto riferimento al criterio della “rappresentanza di interessi”, ma semmai a quello di “rappresentazione di principi”. E tra questi principi figura certamente l’importanza di sollecitare proposte politiche e dibattito pubblico su scelte di fondamentale importanza per il futuro del Paese. Non siamo una lobby di settore, ma dalle nostre esperienze personali e professionali abbiamo tratto la convinzione condivisa dell’urgenza di definire una strategia digitale organica per l’Italia. Tra i sottoscrittori dell’appello ci sono rappresentanti di aziende del settore, ma anche sindacalisti, giuristi, economisti, artisti. A differenza di altre, le tecnologie digitali sono quelle che gli economisti chiamano “general purpose technologies”, ovvero tecnologie che pervadono e sostengono tutta l’economia. Certamente una strategia digitale beneficia chi si occupa di quelle tecnologie, ma anche il resto della società. È accaduto con l’elettricità nel secolo scorso e con il vapore in quello prima ancora.
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D. Come promuovete l’appello ?

R. Dopo la pubblicazione della pagina e del sito abbiamo iniziato una campagna di banner abbastanza estesa; da qualche giorno la abbiamo integrata con una campagna DEM (Direct Email Marketing) che sarà abbastanza massiccia e durerà per vari giorni. Il tutto è fatto gratuitamente dalle aziende indicate nella pagina dei credits. Chiunque abbia la possibilità di aiutarci a diffondere l’appello è invitato a contattarci.
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D. Cosa c’entra il brodo ?

R. Le sette persone iniziali (Andrea Di Sorte, Marco Formento, Peter Kruger, Francesco Sacco, Stefano Quintarelli, Vittorio Zambardino, Marco Zamperini) si sono trovate a cena in occasione dello IAB il 2 novembre 2010 in un ristorante di lessi a Milano. Qualcuno era indisposto ed ha mangiato il brodo. Era un periodo in cui si parlava dei Tea Party. Ne è nata la battuta che, invece di protestare, bisognerebbe fare qualcosa per rafforzarsi, qualcosa di ricostituente, un “brodo party”, che è rimasto un po’ come slogan.
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